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Salvo Grasso


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LA MIA STORIA

Presentarsi è un obbligo discutibile, sicuramente doveroso nei confronti di chi sta leggendo.

 

Posso cercare tutte le cose gradevoli di me, aggiungere i complimenti e i feedback positivi che ho ricevuto nel corso degli anni e dividere la somma per quei quattro o cinque difetti che so di avere. Oppure posso, diversamente, sommare l'aspetto negativo e dividere il risultato per quei due o tre pregi che riesco a vedere. Tutto dipende, dal modo in cui voglio raccontarmi, ed entrare nello specifico credo che sia superfluo. Sicuramente nella vita ho fatto delle cose meravigliose e delle cose piuttosto discutibili.

 

Sono 10, 100, 1000 cose diverse ma piuttosto che annoiarti con tutti questi aspetti,

mi piacerebbe rallentare un attimo sui fatti, o meglio, sui fallimenti.

Siamo nella scorsa decade, quando lascio tutta la comodità guadagnata nel tempo, per un salto nel vuoto.

Dico addio alla mia " zona di comfort " per lanciarmi totalmente in qualcosa di nuovo, quasi astratto.

 

Abbandonare la zona di comfort è un processo che consiglierei a tutti, anche se dovesse farti male,

ti permetterebbe  di vedere le cose e percepire la vita in maniera nuova, diversa.

 

Il mio problema, è stato quello di lanciarmi  senza avere la minima consapevolezza.

In quel momento, nella mia vita, ero spinto dall'ego e dall'arroganza, di chi crede di essere nel giusto e vede il proprio principio come un punto, con cui tutti devono adattarsi.

 

Ho fallito in tutti i campi, nella relazione in cui credevo e nelle aspettative che mi ero fatto.

Anche l'aspetto economico è stato devastante. Il mio orgoglio disintegrato e le mie certezze sparite.

Non so se ti è mai successo di non sapere più dove si trova la tua casa, come un posto fatto di mura si, ma anche fatto di abbracci, di sorrisi, di persone e situazioni che ti fanno sentire a casa, appunto!

La mia casa era sparita, il mio sentirmi a casa non esisteva più.

 

Sono sceso nel mio inferno, ho incontrato i miei demoni e li ho abbracciati tutti.

Dopo aver pianto sulle loro spalle, ho riconosciuto la mia disfatta.

Sono stato il creatore del mio abisso e sarei rimasto li a vagare, se non mi fossi preso la totale responsabilità del mio fallimento.

 

Da quella mia Apocalisse, poi, è nata la Meraviglia più assoluta. In tutti i sensi...

Inizialmente è stata una tragedia, quando cercavo di riattaccare tutti i "pezzi del mio io" frantumato.

Non riuscivo a trovarli, mi affannavo a ricostruire qualcosa che non c'era più e continuavo a commettere errori,

meno gravi ma pesanti. Poi, la felicità di aver capito il motivo dei pezzi mancanti. Non riuscivo più ad attaccarmi,

perchè non abitavo più, in quello spazio che occupavo prima del disastro e ciò che sentivo di essere allora,

è solo una piccolissima parte di ciò che sento di essere ora.

 

Tutto ciò non non mi impedisce di commettere errori, ma ora ho la consapevolezza di esserne l'unico responsabile!

che è un pò diverso dal semplice dire " scusa, ho sbagliato".

 

Diventa diverso, quando l'errore innesca un cambiamento,

una volontà reale e sincera nella sua accettazione.

 

 

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""Emulare la “persona perfetta” può avere conseguenze devastanti per noi, a livello fisico, mentale, emozionale e spirituale. Ho lavorato con tante persone buone che soffrivano di vari problemi e malattie: dipendenza, depressione, insonnia e relazioni disfunzionali. Sono individui che non si arrabbiano mai, non si antepongono mai agli altri, e nemmeno pregano mai per se stessi. Seppelliti nel loro corpo e relegati nel profondo della loro mente ci sono tutti i loro sogni, la rabbia, la tristezza e i desideri. Sono stati educati a mettersi sempre in coda agli altri perché questo è ciò che fanno le persone buone. La cosa più difficile per loro è liberarsi da questi condizionamenti e scoprire chi sono davvero. 

 Jung affermava:

 

" Preferisco essere un uomo integro che un uomo buono.

[massima deve essere] La cura a che la luce che brilla, nell’oscurità,

non solo venga compresa dall’oscurità, ma che essa stessa comprenda l’oscurità."

 

Quanti di noi hanno tradito se stessi per essere buoni, amati e accettati? ""

 

                                                                                                                                Debbie Ford

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Poi...

Ho sempre lavorato in gruppi di persone e spesso gestendo team, in situazioni di stress e difficicoltà ambientali.

Come una splendida sfida. Sono sempre stato affascinato dall'impossibile, dalle cose difficili da fare.

A volte vincevo, a volte fallivo. Ma giocavo sempre. Giocare sempre, anche quando la situazione è seria,

è stata la mia salvezza, l'armatura con cui scendevo in battaglia, con cui affrontavo ogni cosa.

 

Giocare Seriamente, sembrano due cose così lontane a prima vista, ma se le guardi bene, con attenzione,

da vicino, sono due parole che sanno abbracciarsi. Volersi bene. 

Nei vari posti in cui ho lavorato, ero felice di ascoltare il cliente, che mi chiedeva aiuto per le sue questioni.

Anche se la nostra conversazione si basava su semplici consigli che riguardavano, come risolvere dei problemi tecnici di ristrutturazione della casa, piuttosto che pareri sull'abbigliamento da scegliere o cercare soluzioni per la fatturazione richiesta.

Molti dei clienti con cui interagivo, mi dicevano spesso che si sentivano ascoltati, capiti, che li facevo sentire bene.

Tutto questo mi faceva pensare, a come mi è sempre stato semplice ascoltare, cercare di capire,

interpretare i bisogni degli altri e aiutarli a sentirsi meglio.

 

Era la parte più appagante del lavoro che svolgevo. Finchè una mattina sono stato convocato (con l'inganno) da alcuni miei responsabili. Hanno minacciato di denunciarmi se non mi fossi licenziato rassegnando le mie dimissioni, per un furto di cui ero stato accusato. Anche in quella situazione ho Giocato Seriamente. Ne posso essere colpevole, quanto innocente.

Affermare ancora, di non aver mai rubato nulla, sarebbe come giustificarsi, restare vittima del passato, dell'accaduto.

Rimanere condizionato nello stato emotivo in cui mi sono trovato.

Da tutto ciò ho imparato ad essere libero, il più possibile.

Libero dalle parole pronunciate e tramate, dai giudizi di chi vede la propria realtà come assoluta verità.

Non voglio ragione e non cerco conforto dando torto e attaccando qualcuno, non è questo il punto. 

Il punto è stato, non inchinarsi, non opporsi, ma accostarsi a chi in quel momento aveva il potere. Osservare il potere in quella situazione e rimanere presente, guardando quello che stava accadendo, da una prospettiva diversa, da un punto di vista staccato, non personale. Tutto ciò mi è stato possibile, in virtù del terrore che mi ero lasciato alle spalle, del mio viaggio interiore, 

dell'inferno(mio, personale)in cui ero già stato. Ovviamente questo ha compromesso il mio rapporto lavorativo con l'azienda

ed era impensabile rimanere lì. Sono andato via ma in un modo che avrebbe tutelato e ripagato la mia dedizione,

il mio impegno e il lavoro svolto fino a quel momento. Il resto per me è polvere.

 

Tutto ciò per dirti, che a volte le cose spiacevoli che ci accadono possono nascondere delle oppotunità da cogliere.

 

A 40 anni suonati, nel sistema in cui viviamo siamo quasi tagliati fuori? Se è così che la pensi, così sarà.

Io la pensavo diversamente e mi sono chiesto.."ma quando mi ricapita di rimanere senza lavoro?" 

E ho realizato che era il momento di fare ciò che amavo fare.

 

Da anni, ormai ero diventato un divoratore di libri spirituali, di cambiamento, esoterici, di psicologia e comportamentali.

Ma solo In quel momento ho sentito che dovevo mettere in pratica tutti gli studi, quella inclinazione che ho sempre avuto,

la tendenza naturale che fin da piccolo mi accompagnava nel prendermi cura degli altri.

No per soddisfare delle mie carenze o necessità, piuttosto per empatia, per quella splendida condanna di sentire

l'altro come parte di te. Quindi ho cominciato a concentrare le mie forze sul Life Coaching e Coaching Spirituale

(che poi è ciò che ho sempre fatto inconsapevolmente). Sulla Mindfulness (che racchiude in parte una certa filosofia meditativa buddista e  l'approccio semplice, presente e intenso della vita),e sul Reiki (l'arte di curare te stesso e gli altri attraverso l'energia infinita di cui tutto e tutti siamo fatti).

 

La cosa bella di tutto ciò è scollarsi via dal sistema. Non tanto perchè non si possa fare altro nella vita, (anzi..magari domani vado a fare il corriere, il portiere, il cameriere, il commesso, il muratore, una qualunque cosa andrebbe bene, purchè in parte

possa piacermi) ma perchè ormai sento qualcosa che prima ignoravo;


Proprio come la Vita, che non possediamo, ma Siamo.. 

 

Io sono la Pace nel Cuore in cui abito adesso,

e tutto il resto è un regalo in cui non smetterò mai di esistere.

 

 

 

 

 

 

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Non possiedi la Vita, non è una cosa che hai, non puoi perdere la Vita, Tu sei Vita "

 

                                                Eckhart Tolle

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